Un concentrato di storia, geografia (antica) e un particolare viaggio nel tempo e nella storia: la mia prima volta sul campo come ambassador di Destinazione Marche l’ho passata vicino casa. A Fermo. A Palazzo dei Priori, una delle strutture museali della Regione Marche (Qui l’elenco completo). Era sabato 18 maggio, era di sera, ed era il giorno del Gran Tour Musei 2019, organizzato dalla regione. E mentre aderivo ho conosciuto il titolo, dato alla serata fermana: Il giro del mondo in una notte. E non poteva essere altrimenti: al centro di tutto, c’era lui il grande mappamondo, fatto di tanti pezzi di carta di Fabriano, incollati uno sopra l’altro. Sorretto da una struttura lignea. Un Mappamondo che per l’epoca era fedele: rappresentava la geografia così come era conosciuta. Era il 1713 e a realizzarlo furono l’abate Amanzio Moroncelli, che ha disegnato le mappe, e Filippantonio Morrone, che ha costruito il supporto in legno.

Dall’interno della sala del Mappamondo
Storia o Geografia?

Durante la visita ho postato una foto dell’antico globo, che si trova nella sala della biblioteca che contiene un grandissimo numero di volumi antichi (il più vecchio è del 1681),  e ho messo come didascalia proprio Storia o Geografia? Lungi da me dal voler obbligare a fare una scelta, anche perché io stessa non saprei proprio cosa preferire.

C’è tanta storia in questo mappamondo: gli stemmi nobiliari (anche quello di Morrone), l’antico stemma della città di Fermo (Uno scudo, un’aquila, una croce greca), risalente all’epoca rinascimentale, attribuito proprio a Fermo con la scritta Firmum Firma Fides Romanorum (Fermo colonia romana sempre fedele a Roma). Ma c’è anche tanta geografia: i poli (nord e sud) un po’ “schiacciati”, l’equatore appena un po’ “gonfietto”, i tropici e l’equatore. C’è anche il meridiano primo, che solo nel diciannovesimo secolo è stato spostato a Greenwitch. Ci sono vascelli fanstama, continenti inesplorati (sì, se lo vedrete troverete anche la scritta ‘Terra incognita’), nomi di antichi paesi lontani: sapevate che l’Australia si chiamava Nuova Olanda? Anche l’Italia era ben disegnata, senza navigatore, quello nel 1713 non c’era! E poi il mistero: come l’hanno portato nella sala? Forse aprendo uno o più cassettoni in legno del soffitto ? Infine: che dire delle antiche sedie, conservate nella sala?

La suggestione

Con il Gran Tour dei Musei Marche ho (ri)scoperto Palazzo dei Priori, anzi, dovrei dire (ri)scoperto il mappamondo. Lo avevo già visto non ricordo quando, ma non ho avuto l’occasione di esserci quando la sala è stata riaperta dopo i lavori di consolidamento. Ma grazie alla notte dei musei ho potuto ammirare la loggetta pensile, o meglio, la visuale di piazza del Popolo e della facciata di Palazzo dei Priori, dall’alto. Non ricordo se l’avevo mai vista, comunque era bella. Inizialmente era aperta, ed è stata voluta per collegare la sede del potere politico (Palazzo dei Priori) con quella della cultura (l’adiacente biblioteca Romolo Spezioli): spesso la sala del Mappamondo era utilizzata come laboratorio. E l’allora arcivescovo Urbano Baracciani, una volta realizzata, fece affrescare la volta al pittore di Porto San Giorgio, Pio Panfili.

         

La meraviglia

Quando Rubens non era ancora Rubens, ovvero era giovane, e non ancora famoso, diremmo oggi, nel 1608 mentre si trovava a Roma, dipinse una tela che ritraeva la natività. Dai pastori alla Sacra Famiglia ci sono tutti, ma proprio tutti, i personaggi della natività. Più uno, l’anziana donna, che recupera la fede vedendo il bambino Gesù. Tutti lo chiamano comunemente Rubens, ma il titolo del quadro, esposto anche fuori regione, a Milano, hè Adorazione dei Pastori. Inizialmente conservato nella chiesa di San Filippo Neri, oggi il dipinto si trova esposto nella pinacoteca civica. E questa è stata la terza ed ultima tappa del mio gran tour nei musei 2019.

L’adorazione dei pastori del Rubens

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